domenica 4 maggio 2014

Parenzo e il suo lungomare

Parenzo è da sempre la località di mare della Croazia che preferisco perché d'estate è molto animata, ha un lungomare suggestivo in stile veneziano, il mare è stupendo e non è molto distante da Trieste.
Oggi poi ho scoperto che la Y (l'unica autostrada che attraversa per l'intera lunghezza l'Istria) è stata ampliata a quattro corsie (due per senso di marcia) diventando a tutti gli effetti una Autostrada con la A maiuscola e non quella sottospecie di statale della morte che era prima: i croati si sono dati da fare per prepararsi al notevole traffico estivo che, già oggi, era molto intenso nel senso opposto per il rientro dal ponte del primo maggio (velika manifestacia!).
Pranzo a base del tanto amato tartufo a Visinada e passeggiata digestiva sul lungomare di Porec con macchina fotografica in mano. Ci siamo mimetizzati tra i giapponesi che giravano con D4s, 5DMk3 e doppi corpi appesi al collo, tutti a fotografare i vicoli della cittadina. Mi sono sentito molto turista in questo reportage.





















E una versione colore che, secondo me, merita:



sabato 3 maggio 2014

Auto da fè

Credi che il tramonto di oggi sia bellissimo e meriti un book fotografico di 200 scatti.
Da una raffica di 100 foto a 7fps ricavi uno scatto buono (potresti semmai lavorare alla moviola come addetto montatore cinematografico, o come mitragliere).
Usi l'HDR per rendere figa una foto di merda.
Usi il bianco e nero per rendere figa una foto di merda.
Scatti per storto perché fa più "artista".
Pensi che un 50 f1.2 sia sopravalutato perché ha un MTF basso ai bordi.
Pensi che il mondo sia diviso solo in Nikonisti e Canonisti.
Giri con 50kg di zaino ma non c'hai voglia di tirarlo giù, aprirlo, tirare fuori il secondo corpo, riporre il primo corpo, etc. etc. etc.
Hai 200 mila foto in hard disk ma non hai mai stampato una foto.
Sei un Pixel peeper.
Scatti in "P" perché non sai usare la macchina (e non perché vuoi concentrarti sulla scena).
Ti senti nudo ad essere "scoperto" tra i 35 e i 50mm e devi quindi completare il corredo.
Ti credi migliore se il tuo cannone da 500mm è più lungo del mio. Anche nella fotografia, DICONO che valga la legge della L (da cui il nome "Serie L")
Hai scoperto che una focale aperta ti permette di sfocare lo sfondo e le foto sono più fighe.
Ti firmi "Photographer".
Reciti a memoria i prezzi e le caratteristiche di tutte le ottiche in commercio.
Hai una 1DX (o una D4) ma ti basta un cellulare.
Hai due corpi macchina ma uno serve solo come contrappeso nello zaino.
Usi un Manfrotto da 4kg per fotografare la morosa sul Ponte di Rialto in pieno giorno.
Sei iscritto a tutti i forum di fotografia e rispondi ai post a tempo record, ma la macchina fotografica prende polvere.
Ti sei iscritto a uno (o più) corsi di fotografia.
Pensi di avere fatto una macro perché hai fotografato un insetto o un fiore da vicino.
Fai foto "belle" ma autoreferenziali.
Ti millanti come fotografo.

Ebbene sappi che non sei necessariamente un fotografo.
Ma allora QUANDO si può dire di essere un fotografo?
Forse, essendo un'arte, uno possa dirsi "fotografo" quando è riconosciuto come tale da una comunità di persone (chiamiamoli critici? chiamiamola "lobby della fotografia"? Chiamiamoli a loro volta Fotografi?).
Certamente molti si dichiarano e si firmano fotografi solo perché fanno di questa arte una professione. Accettabile? Perché no. In fondo si chiama "pittore" anche l'imbianchino ma questo non fa di lui necessariamente un Caravaggio.
Tanti punti sopracitati li ho toccati anch'io e credo sia una fase comune ai fotografi della new-generation. L'importante è il passaggio, da Hipster feticista della lente a Fotoamatore in evoluzione.
Come sempre, work in progress.

venerdì 2 maggio 2014

In giro per Monaco (ovvero: "Productronica München 2013" parte II)


Non si può visitare Monaco senza cenare almeno una volta alla Hoffenbrauhaus (che per semplicità e per evitare un'enfisema, chiameremo HB). Bene. Destinazione HB! Ma dov'è? Subito vengono estratti gli iPhone a scatto in cerca di satelliti e connettività ma sembra che in Germania prenda poco. "Prova a salire su quel cartello lì giù a vedere se prende" - "Dove? Su quel cartello con la freccia 'HOFFENBRAUHAUS'?" - "Si quella" - "Niente da fare, non prende".
E' così che decidiamo di andare all'avventura in cerca della storica birreria di Hitler. Per chi non lo sapesse, Hitler iniziò la sua carriera di imbonitore delle folle come birraio, promettendo birra e pelo gratis per tutti. Il resto è storia.

"Guardate che bella che è MarienPlatz. Andiamo di là!". "Toh! MarienPlatz di nuovo... che bella. Adesso andiamo di qua". "Ehila! Siamo di nuovo a Marienplatz. Carina però adesso andiamo di su". "Marienplatz, di nuovo. Giriamo di qua?". "Marienplatz... due palle. E adesso dove si va?".











Dopo un paio d'ore di camminata e una decina di piazze molto, ma molto, simili a Marienplatz rinunciamo alla disfatta e optiamo per un altro ristorante.
Per rimanere in tema bavarese scegliamo un ristorante Argentino per la gioia di Fuffo che voleva un ristorante tipico: "Perfetto eh? Siamo a Monaco e andiamo al McDonnald dei argentini?".

Mangiamo qualcosa, cercando pidocchiosamente di contenere le spese secondo le policy aziendali e,
terminata la cena, ci rendiamo conto che la questione di principio ci obbliga a cercare comunque l'HB.
Rinvigoriti dalle proteine in corpo e disorientati dall'alcol troviamo finalmente la nota birreria seguendo delle tracce di vomito sul selciato.





La birreria è un ex monastero ed è frequentatissimo, specialmente in periodo fieristico. Fatichiamo non poco a trovare posto . Nel frattempo la banda del locale si lancia in un sonoro "EIN PROSIT!" EIN PROSIT!". Boccali da litro volano in aria in un brindisi all'unisono. I commensali si lanciano in un karaoke da lega degli alcolisti anonimi stonati sbrodolando birra e bava, bava e birra. Alcuni solo bava.
Una cameriera vestita di fustagno dagli avambracci tatuati con due ancore di dimensioni uno-a-uno ci squadra con due occhi ariani e ci intima di ordinare. "Cinque birre grandi" - "FUNF GROSSE BIER?" - "Si... ehm... JA" - "HEIL!": braccio teso e si allontana col passo dell'oca.

"Bello questo posto, vero? Guardate? Il tavolo è tutto intarsiato di iscrizioni e incisioni! Toh! Qui c'è anche un dente incastrato. E qui? In questo cuore c'è scritto 'Hitler loves Eva' e lì? 'Goring loves Hitler'".

Arrivano cinque damigiane di birra inanellate ad ognuna delle cinque dita della mano destra della cameriera dalle sembianze umane che, con la sinistra portava invece un copertone da camion. Giusto una birretta come dopopasto.

Porto le labbra al boccale di birra: "EIN PROSIT! EIN PROSIT!" .... e che cavolo? Tutti si alzano intonando l'inno nazionale  (ma non suonava diverso ai mondiali?). Ci sediamo e ritento la sorsata: "FOTO! Dovemo farse una foto!"... ma porc....
Pentito di essere il fotografo ufficiale della congrega mi metto all'opera sfoderando flash, schermi, ombrelli, riflettori. Morale: un paio di foto di merda (che neanche pubblicherò). In seguito mi giustificherò incolpando l'alcol.

Dopo 14 EIN PROSIT riusciamo finalmente a finire le "birrette" e ci dirigiamo verso l'uscita. Tappa obbligata, prima, per i vespasiani dell'HB.

Questi meriterebbero un articolo a parte. Leggende narrano che il National Geographic abbia fatto in passato un servizio intero sui cessi della nota birreria bavarese e che il centro di ricerche per le guerre batteriologiche abbia condotto fruttuosi studi sui campioni dalla melma che copre il pavimento dove (è noto) i motociclisti tedeschi amano passeggiare a piedi nudi.





Usciamo, consci di portarci a passeggio almeno una dozzina di ceppi patogeni di batteri sotto la suola delle scarpe e ci dirigiamo verso la metro, quando il Cervo ci ferma: "Ho ancora un pò di sete! Potremmo andare in un altro locale tipico bavarese: c'è un bar irlandese qui!". Votiamo: quattro "no" e un "si". Vince il "si".

Troviamo il bar e pure un posto (a fatica) in cinque su uno sgabello in un angolo e inizia il primo giro di birre. "Io no. Sono un pò costipato. Opterò per un whiskey". Fornace mi segue nella scelta.

Al terzo giro, Fornace con la bocca visibilmente impastata: "Domani dovemo trovarse alle nove con i tipi della Sciusnabusna Corporation per quella macchina. Non podemo (hic!) far tardi!".
Al quarto giro, Fornace inizia uno scambio di sguardi languidi monodirezionali (nel senso che la tipa non lo considerava di striscio) con una del tavolo vicino.
Al quinto giro di birra e whiskey, ci convinciamo che la tipa del tavolo è lesbica perché stoica agli sguardi sempre più magnetici del Fornace.
Al sesto giro tiriamo giù il Fornace dal tavolo e gli rimettiamo i pantaloni: "No.. ve digo che la xe lesbica! Ma la ga ancora speranze..... laseme!"
Al settimo giro Fornace inizia un trenino al suono di "Maracaibo!" (suono che sentiva solo lui, purtroppo).
All'ottavo giro riusciamo a fatica a strappare il cellulare dalle mani del Fornace che voleva mandare un SMS ai tipi dell'appuntamento di domani per giustificarsi del ritardo causa "indisposizione da cibo" (alle tre di notte).
Al nono giro finalmente la sete del Cervo si quieta e, in un momento di pausa digestiva, riusciamo a convincerlo a tornare in albergo.

"L'albergo è di la!" - "Non era di là?" - "No, di la c'è l'HB!" - "No, era di la!" - "Ok.... chi tira fuori il navigatore?"




Note: nessun animale è stato ferito, sodomizzato, vivisezionato durante la stesura di questo racconto. I fatti, sebbene basati su avvenimenti realmente accaduti, sono romanzati e non possono quindi costituire materiale giuridico in sede civile o penale (leggi: divorzi, licenziamenti, etc.).




Mozirki gaj

Ieri avremmo dovuto andare a visitare l'Arboretum di Volcji Potok, ma il tempo è stato decisamente inclemente. Dopo aver trovato faticosamente posteggio ed aver atteso una ventina di minuti chiusi in macchina che smettesse di piovere, abbiamo optato per fare gli "erranti meteorologici", ovvero cercare un altra location nella direzione in cui le nuvole lasciavano spazio al sole.
E' così che, sulla strada di ritorno abbiamo visitato il Castello di Krumperk e poi abbiamo puntato col navigatore un altro giardino in stile Arboretum: il Mozirki gaj (grazie a Fabrizio Svetina per la dritta). Situato presso Mozirje, un pò più a nord-est seguendo l'autostrada A1.
Ma prima, tappa obbligata alle Trojane (bel nome!) per un caffè e un krapfen formato famiglia (1 euro e dieci un krapfen che si può benissimo mangiare in due! Dovrebbero imparare da questi i signori del Gelatiere che in serata ci hanno fatto pagare 1 euro e quaranta una pallina di gelato).

Il parco non è grandissimo. O meglio, non è grande come l'Arboretum, ma è delizioso da percorrere. Lo chiamerei "un riassunto" dell'Arboretum. Peccato per il termpo davvero inclemente: nuvoloso tutto il tempo e qualche leggera pioggerella. Niente di grave. Almeno abbiamo visto qualcosa di diverso dal cruscotto dell'auto.
























Castello di Krumperk

Presso l'Arboretum Volcji Potok, scopriamo il Castello di Krumperk, ora di proprietà dell'Università di Lubiana.
Giusto un paio di scatti fugaci perché la proprietà è privata.









Circonio al tramonto

Ieri, di ritorno da Mozrirsky gaj, abbiamo deviato per il lago di Circonio (Cerkniško jezero) e abbiamo colto l'occasione per fotografarlo al tramonto.








E infine, tornando verso Trieste: